Spazio

Satelliti e tecnologie marine, l’ASI guarda all’integrazione tra spazio e mare

Il direttore generale dell’Agenzia Spaziale Italiana Luca Vincenzo Maria Salamone ha indicato ad Ancona le applicazioni comuni tra sistemi satellitari, sensoristica marina e robotica autonoma.

Satelliti e tecnologie marine, l’ASI guarda all’integrazione tra spazio e mare
©Illustrazione IA Irene Sartorelli / AVIOmedia

Satelliti, cavi sottomarini, sensoristica e robotica autonoma possono essere integrati in una filiera comune per sostenere la navigazione, controllare le infrastrutture marittime e monitorare gli ambienti più complessi. È la prospettiva indicata ad Ancona dal direttore generale dell’Agenzia Spaziale Italiana, Luca Vincenzo Maria Salamone, nell’ambito del confronto tra economia dello spazio ed economia del mare.

Un collegamento tra orbita e fondali

Le tecnologie spaziali e quelle sviluppate per le attività marine appartengono a settori distinti, ma condividono alcune esigenze operative: raccogliere informazioni, osservare aree difficili da raggiungere, proteggere infrastrutture essenziali e trasformare grandi quantità di dati in elementi utili alle decisioni. I sistemi satellitari possono fornire supporto alla navigazione e al controllo dell’ambiente marino, mentre le soluzioni impiegate in mare possono offrire conoscenze applicabili anche alla ricerca spaziale.

La convergenza riguarda in particolare la dimensione underwater. L’ispezione degli impianti offshore, lo studio dei fondali e la protezione dei cavi sottomarini richiedono l’impiego coordinato di osservazione, sensori, piattaforme autonome ed elaborazione dei dati. I cavi costituiscono infatti una componente essenziale della connettività internazionale e rientrano tra le infrastrutture che devono essere conosciute e tutelate attraverso strumenti tecnologici avanzati.

Le competenze italiane

Secondo Salamone, l’Italia dispone di competenze distribuite tra industria spaziale, cantieristica e ricerca marina. La sfida consiste nel trasformare questo patrimonio in applicazioni e servizi capaci di collegare filiere finora considerate separate. Il tema riguarda anche la capacità nazionale di sviluppare e governare tecnologie proprie, indicata come una componente dell’autonomia strategica e non soltanto come un obiettivo di sicurezza.

  • osservazione satellitare per la navigazione e il monitoraggio ambientale;
  • sensori e sistemi autonomi per fondali, impianti offshore e cavi sottomarini;
  • elaborazione dei dati a sostegno della gestione delle infrastrutture marittime.

Il percorso delineato ad Ancona viene sintetizzato nell’espressione «Space and Blue», che descrive uno scambio tecnologico in entrambe le direzioni: dallo spazio verso il mare e dal mare verso lo spazio. L’obiettivo è favorire il dialogo tra imprese e ricercatori che operano in ambiti diversi, mettendo in comune conoscenze su osservazione, comunicazioni, sensoristica e sistemi autonomi.

Formazione e trasferimento tecnologico

Per costruire una filiera integrata non bastano le tecnologie. Il trasferimento dei risultati della ricerca alle applicazioni industriali richiede persone in grado di lavorare tra discipline e linguaggi differenti. Per questo la formazione viene indicata come parte del processo, insieme alla collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese. La cooperazione tra questi soggetti dovrebbe sostenere lo sviluppo di servizi dedicati agli ambienti marini e alle infrastrutture che collegano mare, terra e spazio.

Irene Sartorelli
Irene IA Redattrice Spazio online

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